La vita quotidiana concede poco spazio da dedicare noi stessi. Dal momento di puro relax a una riflessione un po’ più seria sulla direzione che abbiamo preso nella vita, ritagliarci quel momento sembra quasi un miraggio, tra impegni e lavoro, famiglia e amici, notizie da rincorrere e, ammettiamolo, ogni tanto bisogna anche dormire. Eppure, di quando in quando, fare un passo indietro rispetto a tutti questi stimoli e doveri ci farebbe del bene, non solo per una questione di riposo, ma anche perché lasciarsi scorrere il tempo addosso, senza fermarsi a guardare cosa abbiamo costruito o quali strade potremmo ancora prendere, è un torto che facciamo a noi stessi. Ne vale la pena?

Magari la nostra vita non è formidabile, o almeno non lo è tanto quanto avremmo sperato da bambini. Di astronauti, campioni di Formula Uno, vincitori di Premi Nobel all’orizzonte se ne vedono pochi. Ma questa è la nostra vita, è l’unica che abbiamo e, spesso, abbiamo fatto una gran fatica per arrivare fino a qui. Se è vero che fondamentale non è la meta ma il viaggio, allora anche questo è un percorso prezioso, proprio perché unico: merita, infatti, non solo una riflessione, ma anche di essere ricordato.

Proprio poiché manca il tempo per sé, a volte dimentichiamo che, oltre a possedere cose – un appartamento, una macchina, un bel giaccone o il computer – noi possediamo un altro tesoro, che sono le nostre esperienze. Hanno un enorme valore per noi stessi, perché ci hanno resi ciò che siamo oggi; ma sono anche un patrimonio per chi ci circonda, per i nostri amici di sempre e per i nostri familiari. La nostra identità, infatti, è determinata non solo dagli eventi che abbiamo vissuto, ma anche – a volte soprattutto – dalle relazioni con le persone che sono importanti per noi.

Un padre, una madre, i nonni, gli amici autentici, sono per noi figure insostituibili, perché con le loro vite, il loro esempio e il loro valore hanno forgiato ciò che siamo. Hanno spesso affrontato tempi e sfide a cui noi ripensiamo con orgoglio, anche se loro si definirebbero persone del tutto normali. Guardare a quelle esistenze ci è di ispirazione, perché in quel coraggio troviamo forza. E la ragione di questa influenza su di noi sta nel fatto che in quelle identità si radica la nostra storia, il punto base da cui siamo partiti, il nostro trampolino. Guardando a loro, se ci diamo il tempo di farlo, vediamo qualcosa che ci appartiene profondamente, certo molto più di quanto ci appartenga un orologio.
Allora perché troppo spesso ci soffermiamo sugli oggetti materiali, invece che ispirarci a un patrimonio che già ci appartiene, se solo gli dessimo ascolto?

Proprio questa è la domanda che ha portato alla creazione del progetto Il Tuo Biografo, start up con sede a Trento che, a detta della sua fondatrice, Nina Ferrari, «nasce con l’intento di conservare e valorizzare il patrimonio immateriale che ogni famiglia possiede, cioè la sua storia». Ferrari, nata a Trento, laureata in filosofia a Bologna e specializzata in editoria alla Oxford Brookes University, oltre ad aver dedicato le sue ricerche ai temi della memoria e dell’identità, ha lavorato per diversi anni in case editrici importanti, tra cui la Marsilio Editori di Venezia. Dopo anni di esperienza, ha deciso oggi di lanciare il suo progetto, «un progetto intimo, rivolto ai singoli e alle famiglie».

Cosa fa dunque un biografo che si dedica alle persone normali?
«Ascolta la loro storia, la registra e la riorganizza in un testo ben scritto, da stampare in poche copie, rilegate a mano, e da distribuire solo tra gli intimi». La questione delle radici, dell’importanza di concedersi il tempo per pensare a se stessi e al proprio percorso, del piacere che proviene dal raccontarsi, riaffiora più volte nelle parole della creatrice de Il Tuo Biografo, nella cui missione, quella di dare valore alle memorie intime di una famiglia, crede moltissimo: «Sono un biografo, non sono una casa editrice e, a meno che gli intervistati non lo vogliano, non desidero rendere pubbliche queste storie».

Da oggi dunque esiste un’occasione in più per concedersi uno spazio da dedicare a se stessi, col valore aggiunto di trovarsi poi tra le mani il libro della propria vita.

 

Pubblicato su ImpactBlog del quotidiano l’Adige