CER per le imprese: ha ancora senso investirci dopo il PNRR?

CER: ha ancora senso puntarci in ambito industriale?

Quante aziende, negli ultimi due anni, hanno guardato alle Comunità Energetiche Rinnovabili come a una finestra di incentivi da cogliere prima che si chiudesse? Il PNRR ha acceso i riflettori sulle CER con una generosità di fondi che ha fatto nascere centinaia di progetti in pochi mesi.

 

Ora che quella spinta straordinaria si è esaurita, la domanda che molte imprese si pongono è inevitabile: ha ancora senso investire, o era solo una parentesi legata ai fondi europei?

Il quadro normativo: l'Europa chiede di accelerare

In Italia, su questa base normativa si regge un impianto di incentivi che si è già dimostrato solido. La tariffa incentivante, fino a 120 €/MWh per le CER, si calcola sull’energia condivisa ora per ora. A questa si aggiungono la restituzione delle componenti ARERA, il Ritiro Dedicato sul surplus e, per le imprese, le leve sui beni strumentali come Transizione 5.0.

 

Il risultato, stimato dalla stessa Corte dei conti europea, è un payback sotto i dieci anni nei Paesi che, come il nostro, garantiscono un sostegno pubblico adeguato.

C’è poi un vantaggio strutturale: un apparato industriale è nella posizione ideale per sfruttare al massimo l’energia prodotta dai propri impianti, perché opera negli stessi momenti in cui l’energia viene generata. Questo significa minimizzare la cessione in rete e massimizzare il ritorno incentivante.

Gli impatti sociali e territoriali: la metà che la bolletta non mostra

Come suggerisce la definizione stessa di CER, il vantaggio economico è solo la metà più intuitiva dei benefici. L’altra metà è quella che la bolletta non mostra: aprire la CER a famiglie, attività commerciali e talvolta allo stesso Comune trasforma un’azienda nel motore energetico di un’area, costruendo un capitale reputazionale fondato sui fatti.

 

È un legame che lavora in due direzioni. Il territorio guadagna energia a costo contenuto, progetti sociali locali e un’educazione concreta a un’energia più giusta e democratica. L’impresa guadagna un radicamento che la rende meno sostituibile e più solida nel dimostrare un impatto sociale reale.

Un caso che parla alle imprese: Buccino

Tra i casi industriali emersi negli ultimi anni, quello che ha trovato più spazio nella narrazione mediatica riguarda Enel X e FICEI, che nel 2023 hanno costituito la prima CER tra le aziende dell’Area di Sviluppo Industriale di Buccino, in provincia di Salerno: 1,6 MW di fotovoltaico, 1.250 MWh prodotti annualmente per vent’anni, 807 tonnellate di CO2 risparmiate ogni anno e una stima di oltre un milione di euro annui dal GSE, da reinvestire in progetti ad alto impatto ambientale e sociale per il territorio.

 

Il tutto garantendo alle imprese locali una fonte di energia pulita e indipendente dalla “giungla energetica“, come l’ha definita il CEO di una delle realtà coinvolte, al riparo dalle tensioni geopolitiche che hanno segnato questi ultimi anni.

E quindi?

Mai come ora c’è la possibilità di indagare le proprie priorità, intrecciare rapporti e pianificare strategie per sviluppare una CER capace di portare valore economico, sociale e ambientale alla propria comunità.

Il team di Impactness, con il suo approccio multidisciplinare, accompagna le aziende in:

  • Studi di fattibilità per la costruzione di una CER industriale
  • Organizzazione di eventi per la diffusione di informazioni alla comunità
  • Formazione tecnica e accompagnamento legale lungo le fasi di implementazione
  • Supporto tecnologico grazie alla partnership con ALPINVISION

Se la tua azienda sta valutando questo percorso, parliamone.

 

 

L'autore

Gabriele Vanti collabora con Impactness su progetti di innovazione in ambito Energy e Social Impact, lavorando con cittadini, partner tecnici e imprenditori. Ha affiancato oltre dieci aziende industriali in percorsi di decarbonizzazione ed efficientamento energetico, dopo una formazione al Politecnico di Milano su questi temi.

«È il momento in cui percepisco davvero il valore di appartenere a una rete internazionale. In pochi giorni hai la possibilità di confrontarti con realtà molto diverse tra loro: da Hub geograficamente vicini come Innsbruck o Monaco fino a realtà lontane come Kathmandu o Phnom Penh. Cambiano i contesti, ma spesso le sfide sono sorprendentemente simili. Il Gathering permette di scambiare idee, condividere strumenti e immaginare collaborazioni che difficilmente nascerebbero restando all'interno del proprio ecosistema locale. Ogni volta torno a Trento con nuove relazioni e con la sensazione di avere una prospettiva più ampia su ciò che stiamo costruendo.»

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