DO Impact: dati, AI e collaborazione | Impact Hub Trento

Dati, AI e collaborazione: cosa ci portiamo a casa da DO Impact? Intervista a Viviana Pasolli

Dati, intelligenza artificiale e collaborazione sono temi sempre più centrali per il futuro dell’economia sociale. Ma come possono diventare strumenti concreti per aiutare organizzazioni, imprese sociali e fondazioni a generare un impatto ancora maggiore?

È stata questa la domanda al centro del Final Event di DO Impact, progetto europeo dedicato alla trasformazione digitale dell’economia sociale, che si è svolto il 7 e l’8 luglio a Bruxelles.

 

Tra i relatori era presente anche Viviana Pasolli, Impact Ecosystem Coordinator di Impactness, la società di consulenza di Impact Hub Trento dedicata alla sostenibilità, alla misurazione dell’impatto e all’innovazione organizzativa. Durante l’evento ha presentato VOI – Voices of Impact, il progetto europeo sviluppato insieme a un consorzio internazionale per rendere la misurazione dell’impatto più accessibile grazie all’intelligenza artificiale.

 

Al suo rientro le abbiamo chiesto di raccontarci che cosa si porta a casa da questa esperienza, tra nuove idee, incontri e spunti per il futuro.

Per iniziare, raccontaci qualcosa in più su DO Impact. Che tipo di evento è stato e quale ruolo hai avuto durante queste due giornate?

«DO Impact è un progetto europeo coordinato da Diesis Network che accompagna la transizione digitale delle piccole e medie imprese dell’economia sociale. Lavora su due livelli: da un lato diffonde consapevolezza sulle opportunità che dati e strumenti digitali offrono al settore, dall’altro costruisce percorsi di formazione e capacity building. Il Final Event di Bruxelles ha chiuso questo percorso con due giornate molto diverse tra loro.

 

La prima si è svolta al Comitato Economico e Sociale Europeo ed è stata la conferenza finale vera e propria, con panel e interventi che hanno alternato voci molto diverse: policy maker delle istituzioni europee, ricercatori e chi lavora ogni giorno sul campo. Il filo conduttore era capire come rendere l’innovazione digitale più inclusiva e democratica, in un panorama dove infrastrutture e dati sono concentrati nelle mani di poche grandi piattaforme.

 

Lì sono stata spettatrice e ascoltare prospettive così diverse sullo stesso tema è stato un ottimo modo per entrare nel vivo delle discussioni.

 

La seconda giornata ha cambiato completamente registro: formato workshop e gruppi di lavoro. Il mio intervento si è aperto con un pitch di VOI – Voices of Impact, seguito da una sessione di speed networking. Ho avuto così modo di raccontare meglio lo strumento che stiamo sviluppando insieme a un consorzio internazionale, mostrando una breve live demo e, soprattutto, raccogliendo i feedback dei partecipanti, chiarendo dubbi e confrontandomi direttamente con chi potrebbe utilizzare la piattaforma.

 

Nel pomeriggio abbiamo lavorato in gruppi alla costruzione di un Digital and Data Action Plan, un piano operativo pensato per dare continuità al progetto. Ci siamo confrontati su come condividere i dati tra organizzazioni, con quali modelli di collaborazione e con quale governance delle partnership. L’obiettivo era chiudere la giornata con qualcosa di concreto che potesse continuare a generare valore anche dopo la conclusione del progetto.»

Durante il tuo intervento hai presentato VOI – Voices of Impact. Quali temi hanno suscitato maggiore interesse e quali domande sono emerse dal confronto con gli altri partecipanti?

«Per dare un po’ di contesto, VOI è una piattaforma che utilizza l’intelligenza artificiale per rendere la misurazione dell’impatto più accessibile. Raccoglie le voci degli stakeholder di un’organizzazione, le analizza e le trasforma in evidenze strutturate, senza richiedere competenze tecniche o percorsi di consulenza lunghi e costosi. È pensata per quelle realtà dell’economia sociale che sanno di generare valore ma faticano a dimostrarlo attraverso dati solidi.

 

Ed è proprio su questo che si sono concentrate molte delle domande ricevute. I partecipanti volevano capire se VOI può supportare la realizzazione di impact report, facilitare la raccolta delle evidenze richieste dagli investitori oppure essere utilizzato anche per valutare progetti già conclusi. È emerso anche un tema molto interessante: come un’analisi qualitativa possa trasformarsi in un’evidenza solida, una riflessione che riguarda anche l’interoperabilità dei dati.

 

Il riscontro è stato molto positivo anche sul prodotto. La funzionalità multilingue è piaciuta molto, così come l’interfaccia e la facilità d’uso. La parte più interessante, però, è stata vedere quante applicazioni diverse immaginavano i partecipanti: dalla misurazione dell’impatto di un evento musicale nelle aree del Mediterraneo all’utilizzo da parte di fondazioni, fino alle startup impact-driven che cercano evidenze concrete da presentare ai propri investitori.»

Uno degli aspetti più preziosi dei progetti europei è la possibilità di confrontarsi con persone provenienti da contesti molto diversi. Che cosa ti porti a casa dalle conversazioni avute con organizzazioni e professionisti di tutta Europa?

«Mi porto a casa la conferma che, quando network ed ecosistemi mettono insieme organizzazioni con bisogni simili e risorse limitate, il confronto e il transfer of knowledge tra peer diventano indispensabili. Vale ancora di più nell’economia sociale che, per i suoi stessi valori, è orientata allo scambio e alla condivisione di competenze trasversali utili a tutti.

 

Un’altra consapevolezza riguarda la fortuna che abbiamo nel poter partecipare a progetti finanziati dall’Unione Europea. All’evento erano presenti molte organizzazioni del network di Diesis provenienti dall’Est Europa e anche da Paesi esterni all’Unione. Confrontarsi con queste realtà fa riflettere sulle opportunità che abbiamo grazie ai programmi europei.

 

Proprio per questo credo sia importante costruire meccanismi di finanziamento e modelli di business capaci di sostenere questi percorsi anche oltre gli incentivi e i bandi europei, creando fondamenta solide per la digitalizzazione e lo sviluppo sostenibile dell’economia sociale.»

C'è un progetto, un'idea o un approccio scoperto durante DO Impact che pensi possa ispirare anche il lavoro che Impactness porta avanti ogni giorno con imprese, enti e organizzazioni?

«Sì, mi ha colpita molto ENACT (Enabling Social Innovation Entrepreneurship in AgriFood through Digital Transition), un altro progetto europeo nato dallo stesso bando.

 

ENACT lavora sulla transizione digitale e sull’imprenditorialità nell’economia sociale del settore agroalimentare. Attraverso la cooperazione transnazionale accompagna PMI e organizzazioni con percorsi di formazione, raccolta di buone pratiche e occasioni di incontro con investitori e istituzioni, con l’obiettivo di rendere il sistema alimentare europeo più sostenibile e resiliente.

 

Per noi è uno spunto molto interessante perché l’agroalimentare è un settore sul quale lavoriamo già oggi. Vedere come altri ecosistemi europei stanno affrontando le sfide della digitalizzazione e della sostenibilità nelle filiere ci aiuta a immaginare nuove applicazioni anche per il nostro territorio.»

Guardando al futuro, quale ruolo possono avere dati, intelligenza artificiale e collaborazione nel rafforzare l'economia sociale? E come può contribuire Impactness ad accompagnare questa trasformazione?

«Cultura del dato, educazione ai dati e intelligenza artificiale possono dare all’economia sociale qualcosa che spesso le manca: evidenze solide del proprio valore, con tempi e costi sostenibili. La collaborazione è ciò che rende tutto questo accessibile anche alle organizzazioni più piccole.

 

Impactness può contribuire su più fronti. Diffondendo consapevolezza su questi temi, mettendo a disposizione strumenti concreti come VOI – Voices of Impact e accompagnando le organizzazioni in tutte le fasi della digitalizzazione, dall’etica dell’intelligenza artificiale alla transizione digitale sostenibile.

 

Il nostro ruolo è fare da ponte tra queste tecnologie e chi ogni giorno lavora per generare impatto.»

Bruxelles è spesso associata alle istituzioni europee, ma è anche una città molto attenta ai temi della sostenibilità. Hai scoperto un luogo, un'abitudine o un'esperienza che consiglieresti a chi la visita? Un piccolo suggerimento "green" da portarsi a casa, oltre agli spunti di lavoro.

«In realtà l’ho scoperto senza cercarlo.

La seconda giornata dell’evento si è svolta agli Ateliers des Tanneurs, nel quartiere delle Marolles: un complesso Art Nouveau che un tempo ospitava il Palais du Vin e che oggi, completamente rigenerato, ospita un centro imprese per startup, un ristorante e il Marché Bio des Tanneurs.

 

È un mercato coperto dove i prodotti arrivano direttamente dai produttori, con frutta e verdura di stagione, pane sfornato sul posto e prezzi pensati per essere giusti sia per chi produce sia per chi acquista.

 

Mi ha fatto sorridere ritrovarmi a lavorare in un posto così, perché la rigenerazione urbana fa parte anche della storia di Impact Hub Trento. È bello vedere che, in giro per l’Europa, esistono luoghi che mettono sotto lo stesso tetto lavoro, comunità e consumo consapevole.

Se passate da Bruxelles, il mercato è aperto tutti i giorni tranne il lunedì.»

Vuoi approfondire questi temi?

In Impact Hub Trento e Impactness lavoriamo ogni giorno al fianco di imprese, enti e organizzazioni che vogliono affrontare la transizione digitale in modo responsabile, misurare il proprio impatto e trasformare dati ed evidenze in strumenti utili per prendere decisioni.

 

Se vuoi conoscere i progetti europei a cui partecipiamo o approfondire il nostro approccio alla misurazione dell’impatto, non esitare a contattarci.

«È il momento in cui percepisco davvero il valore di appartenere a una rete internazionale. In pochi giorni hai la possibilità di confrontarti con realtà molto diverse tra loro: da Hub geograficamente vicini come Innsbruck o Monaco fino a realtà lontane come Kathmandu o Phnom Penh. Cambiano i contesti, ma spesso le sfide sono sorprendentemente simili. Il Gathering permette di scambiare idee, condividere strumenti e immaginare collaborazioni che difficilmente nascerebbero restando all'interno del proprio ecosistema locale. Ogni volta torno a Trento con nuove relazioni e con la sensazione di avere una prospettiva più ampia su ciò che stiamo costruendo.»

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