31 marzo Linea 5 e 4
1 April 2016 - stefaniacosta

31 marzo 2016

 

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La famosa Linea 5 #tecnologie

Quella che passando per Piazza Venezia sale fino a Povo. La linea degli studenti universitari diretti in collina. Partendo alle dieci del mattino credevamo di salvarci dagli orari più caldi. Eppure l’autobus è particolarmente pieno fin dalla partenza. Di un pubblico (quello più giovane…) che certamente ha – di base – una consapevolezza maggiore rispetto ai temi della smart city e un costante contatto con le innovazioni tecnologiche. Arrivati davanti al cancello della Facoltà di Ingegneria un ragazzo si avvicina e ci pone una domanda: “C’è un limite oltre il quale la tecnologia non deve spingersi?”. Ci parla di 1984 di George Orwell e di un futuro distopico nel quale la tecnologia prende il sopravvento sull’essere umano. La discussione che ne nasce – e che proseguiamo anche sulla strada del rientro – ci porta a riflettere sulla non autosufficienza dell’infrastruttura tecnologica laddove sia assente dentro il contesto urbano un ecosistema di competenze, energie e relazioni (e quindi di persone in carne e ossa) che sappiano generare valore aggiunto sociale, culturale e economico. “La forza nel cambiamento trova forza nell’apertura, nella trasparenza, nella fiducia e nel trasferimento delle conoscenze.” – ci racconta Gaia Mosconi – “Da questo punto di vista la tecnologia può essere di aiuto, magari prendendo spunto esempio dall’etica hacker, dalla filosofia open source e dai padri fondatori di internet.” 

 

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Linea 4 #partecipazione

“Prossima fermata, FuturaTrento!” ha deciso di non essere la sommatoria del racconto delle buone pratiche già presenti sul territorio. Vuole essere invece una raccolta di interventi che possano comporre un vero e proprio vocabolario della smart city utile ad amministrazione e cittadini. Questa scelta stilistica non toglie che per parlare di partecipazione la storia della rigenerazione, in corso, dello skate park di Trento sia particolarmente efficace. Più di 250 ragazzi (non solo trentini) hanno deciso di sostenere l’ipotesi progettuale di Fat.One Crew. 250 “ci sto” che testimoniano una disponibilità diffusa e l’esistenza di una comunità che riconosce l’importanza di un bene comune e di conseguenza si attiva per migliorarne le condizioni di fruibilità. Confronti con l’amministrazione comunale, mediazioni e accorgimenti sui materiali e sui disegni fanno parte del potente e allo stesso tempo fragile sistema di equilibri che percorre ogni processo partecipativo. “Diritti e doveri che si muovono insieme” – dicono i ragazzi che abbiamo intervistato – “Siamo soddisfatti di come è andata fino a oggi, speriamo di arrivare fino in fondo.” La loro voglia di essere protagonisti nell’immaginare e costruire la città del futuro ha trovato un utile approdo nella piattaforma FuturaTrento. E voi di che bene comune volete prendervi cura?