Il processo del Design Thinking, applicato in maniera diversa da diversi progettisti e attori, fa riferimento a tre fasi principali, che vanno considerate fasi iterative: (a) esplorazione, una fase di osservazione, ascolto e ricerca che porta i thinkers a definire e riassumere il problema che si vuole affrontare; (b) ideazione, in cui si punta a far proliferare idee diverse e immaginare soluzioni alternative allo stesso problema; (c) creazione, realizzazione di “dimostratori” dell’idea per essere testata e valutata. Ogni fase può costituire uno stimolo e punto di ri­partenza dell’intero processo: gli esiti del prodotto creato possono infatti far scoprire nuove necessità di esplorazione di nuovi aspetti, generare nuove idee su cui lavorare o richiedere la creazione di nuovi prototipi da valutare (e far valutare) a loro volta. Ogni momento del processo diventa così un momento conoscitivo, snodo di tantissime potenziali evoluzioni, basterà scegliere quale strada imboccare.

 

Il design thinking può essere espresso attraverso le seguenti fasi (o meglio strategie).

 

Output e strumenti: lontane dal costituire un metodo rigido e statico le tecniche qui delineate vanno intese come una cassetta degli attrezzi per costruire di volta in volta il processo più adatto in base alle caratteristiche del progetto e possono essere usate iterativamente per approfondire aspetti che ci erano sfuggiti nel corso di una fase e generare ulteriori insights e soluzioni. Applicato in questo modo il processo di design thinking può portare a soluzioni innovative senza perdere di vista sostenibilità ed efficacia. Gli strumenti utilizzati sono le varie tecniche sopra indicate relative alle varie fasi caratterizzanti il design thinking. L’output di questa tappa è una definizione dettagliata del prodotto o servizio che si intende offrire ai segmenti di clientela individuati.

 

 

Altre strategie per testare e creare alternative al proprio prodotto/servizio, sono: