Siamo di fronte ad una fase storica che ha nella velocità la propria caratteristica peculiare. Un importante valore se ne sappiamo fare un buon uso, un fattore di ulteriore instabilità e spaesamento se ne veniamo travolti. Capita a volte di sentirsi in balia degli eventi che ci circondano, laddove questi sembrano troppo grandi per poter essere influenzati dalle nostre azioni, limitate e spesso fragili.

Il globale e il locale continuano a entrare in contatto, spesso scontrandosi. Ogni dimensione del nostro vivere quotidiano viene influenzata da ciò che succede a migliaia di chilometri di distanza, rompendo definitivamente lo schema classico che divideva il qui dall’altrove. Flussi sempre più potenti (di denaro, di dati, di persone, di tecnologie, di conoscenze) attraversono il pianeta, determinandone una costante e frenetica trasformazione. Quel che ci sembra sufficientemente certo oggi rischia di non esserlo più domani.

Anche un territorio come il Trentino-Alto Adige sta dentro le dinamiche globali, mentre fino solo a pochi anni fa sembrava si potesse sposare l’idea di una sua possibile (relativa) autosufficienza, economica, sociale e culturale. Oggi la necessità – una vera e propria urgenza – è quella di accettare e comprendere la complessità che il contesto globale impone e provare a farsene carico. Per stare a galla in un mare di dimensione sempre più vaste e mosso da un vento sempre sostenuto servono mappe dotate di coordinate dettagliate e strumenti di navigazione adatti. La sensazione è che i pochi rudimenti di cartografia di cui siamo in possesso non bastino più ad affrontare in sicurezza il viaggio e che la bussola a disposizione non indichi con certezza la giusta direzione.
Con Materiali resistenti – che si inserisce nell’ambito della Piattaforma delle Resistenze contemporanee –  Impact Hub propone una serie di eventi di approfondimento per tutta la cittadinanza.

 

Si parlerà di:
*Tecnologie.
La proiezione della prima stagione della serie tv Black Mirror (2011) commentata e approfondita da Fabio Chiusi (Wired) autore dell’ebook “Dittature dell’istantaneo” .
Black Mirror è una serie prodotta in Inghilterra e ha subito attratto l’attenzione di pubblico e critica per la sua capacità (al limite della provocazione visionaria) di narrare in maniera estremamente cruda e potente un futuro dominato dalle tecnologie e nel quale gli umani subiscono – rimanendone sottomessi – l’invasività delle macchine. Una visione, quella proposta dagli autori di Black Mirror, che rasenta il catastrofismo ma che ci impone – in un momento di grande innovazione tecnolgica – una riflessione capace di interrogarci sulle contraddizioni del tempo che viviamo.

*Economia.
Presentazione del libro: “Blue Economy. 10 anni. 100 innovazioni. 100 milioni di posti di lavoro”, di Gunter Pauli (ed. Ambiente, 2010)

Per raffreddare un edificio i sistemi di condizionamento pompano aria fredda verso l’alto. Per depurare l’acqua immettiamo sostanze chimiche che vi annientano tutte le forme di vita. Per produrre una batteria impieghiamo un’energia di gran lunga superiore a quella che fornirà. Produciamo e consumiamo intaccando risorse non rinnovabili o danneggiando in modo permanente l’ambiente. La blue economy di cui Gunter Pauli traccia i principi e descrive la concreta attuazione, è quella delle tecnologie ispirate dal funzionamento della natura e che opera materialmente attraverso le strategie della biomimesi. Diversamente dalla green economy, non richiede alle aziende di investire di più per salvare l’ambiente. Anzi, con minore impiego di capitali è in grado di creare maggiori flussi di reddito e di costruire al tempo stesso capitale sociale.

Coltivare funghi sui fondi di caffè, imitare i sistemi di raccolta dell’acqua di un coleottero per ridurre il riscaldamento globale, sostituire le lame in metallo dei rasoi “usa e getta” con fili di seta. Fantascienza? No, realtà.

*Città.
Presentazione del libro “Contro l’urbanistica” di Franco La Cecla (Einaudi, 2015)

Oggi le città hanno una complessità, ricchezza e povertà che sfugge alla pianificazione schiava del riduzionismo economico o di slogan come smart e sustainable. Serve una nuova scienza del capire e fare città che parta dall’urbano come esperienza vissuta dei suoi abitanti.
L’urbanistica è una disciplina sempre piú inadeguata alla realtà delle città e del loro quotidiano farsi e disfarsi. I processi umani, economici, etnici e ambientali che si manifestano nei centri urbani sfuggono sistematicamente a piani e progetti, a mappe e logiche immobiliari. L’urbanistica continua a essere anacronisticamente legata all’architettura, con le sue ossessioni formalistiche e spettacolari. Le città, nel frattempo, crescono per spinte interne, non solo in slums e favelas, ma attraverso la richiesta di spazio pubblico che si manifesta nei grandi eventi di piazza, da Gezi Park a Occupy Wall Street. Mai come oggi la democrazia si gioca nello spazio pubblico, nelle strade, sui marciapiedi. Urbanistica e pianificazione sono invece ancora prigioniere di una visione obsoleta, che mitizza la passività a scapito delle esigenze del reale. Serve una nuova scienza delle città, capace di garantire, in primo luogo, una vita dignitosa e decorosa per tutti. Un’urbanistica da rifondare, per rispondere al diritto a una quotidianità ancora del tutto ignorata.

*Comunità.
Presentazione del libro “Narrazione e sviluppo dei territori. Crescita di comunità e costruzione di identità complesse” di Andrea Caldelli e Filippo Tantillo (Erickson, 2007)
Cosa aiuta un territorio a fare buon uso delle risorse e dei beni disponibili? Questo volume, basato sulle ricerche ed esperienze sul campo degli autori, mostra come il racconto possa essere una pratica e uno strumento che facilita i processi di sviluppo – economico e di comunità — dei territori. L’assunto del libro è che i processi di sviluppo locale si costruiscono nei territori e con gli attori del territorio, stimolando in essi le capacità narrative, il confronto e la rielaborazione della propria esperienza. Dopo un’introduzione su come è possibile applicare l’approccio narrativo ai fenomeni economici e sociali del territorio, gli autori lasciano ampio spazio alla presentazione di progetti realizzati in varie parti d’Italia: Toscana, Umbria, Molise, Lazio, Sicilia. Un libro di grande interesse per gli operatori che cercano idee, esempi, strumenti per la progettazione partecipata, lo sviluppo locale, il marketing territoriale o l’animazione socioculturale, ma anche una fonte preziosa per gli insegnanti che programmano attività didattiche interdisciplinari o per gli appassionati di turismo culturale.