Il processo del Design Thinking, applicato in maniera diversa da diversi progettisti e attori, fa riferimento a tre fasi principali, che vanno considerate fasi iterative: (a) esplorazione, una fase di osservazione, ascolto e ricerca che porta i thinkers a definire e riassumere il problema che si vuole affrontare; (b) ideazione, in cui si punta a far proliferare idee diverse e immaginare soluzioni alternative allo stesso problema; (c) creazione, realizzazione di “dimostratori” dell’idea per essere testata e valutata. Ogni fase può costituire uno stimolo e punto di ri­partenza dell’intero processo: gli esiti del prodotto creato possono infatti far scoprire nuove necessità di esplorazione di nuovi aspetti, generare nuove idee su cui lavorare o richiedere la creazione di nuovi prototipi da valutare (e far valutare) a loro volta. Ogni momento del processo diventa così un momento conoscitivo, snodo di tantissime potenziali evoluzioni, basterà scegliere quale strada imboccare.

 

Il design thinking può essere espresso attraverso le seguenti fasi (o meglio strategie).

  • Empathize: momento dedicato all’entrata in empatia con i destinatari del servizio, conoscenza degli obiettivi delle persone coinvolte nel progetto, ottenimento degli “insight” che saranno utili ad assicurare che le fasi successive possano portare ad un approccio innovativo, attento ai bisogni delle persone e sostenibile in termini economici e di fattibilità. Le tecniche utilizzate sono (a) l’osservazione partecipante (per comprendere i bisogni delle persone coinvolte); (b) interviste (per comprendere i bisogni delle persone coinvolte); (c) empathy maps (per sintetizzare il processo di needfinding e innescare un processo empatico in progettisti e stakeholders); (d) whyhow laddering (per approfondire i bisogni individuali, astrarli e classificarli gerarchicamente); (e) extreme users (per differenziare i bisogni rispetto all’utenza media).
  • Define: dopo la prima fase esplorativa si passa ad una fase di analisi volta alla sintesi e definizione del problema di “design” da risolvere. Le tecniche utilizzate sono: (a) point of view (per definire i problemi che si vogliono risolvere e le opportunità da cogliere); (b) affinity diagram (per strutturare le informazioni raccolte al fine di facilitare l’azione e le decisioni nelle fasi successive).
  • Ideate: in questa fase sarà opportuno facilitare la generazione di idee molteplici e diverse da loro senza porre troppi limiti, scegliendo poi quelle più adatte per la fase di prototipazione. Le idee emerse in questa fase potrebbero aprire nuove prospettive e richiedere una nuova iterazione della fase esplorativa e di definizione al fine di centrare al meglio la nuova direzione di progetto ipotizzata. Le tecniche utilizzate sono: (a) how might we? (per proporre soluzioni al soddisfacimento dei bisogni dell’utenza); brainstorming (per generare idee indipendentemente dalla fattibiltà, e selezionare le più adatta alla prototipazione).
  • Prototype: attraverso la fase di prototipazione si potrà sperimentare una versione embrionale di quello che si vuole creare senza sprecare tempo e denaro e facendosi un’idea della direzione da prendere in tempi molto brevi. Le tecniche utilizzate sono: (a) sketching (per simulare e visualizzare alcuni comportamenti del prodotto/servizio); (b) physical prototypes (per avere una base per testare il progetto prima di spendere enormi risorse per svilupparlo).
  • Test: mettere alla prova il prototipo è essenziale per verificarne la corrispondenza ai bisogni degli utenti a cui ci rivolgiamo. I risultati ottenuti dal test potrebbero portare a rivedere i prototipi fissando alcuni problemi di usabilità o a generare ulteriori insight che richiederanno di reiterare alcune fasi precedenti, come quella esplorativa o di definizione e ideazione. Le tecniche utilizzate sono: (a) think aloud (per far emergere le criticità del prodotto); i like i wish what if (per assicurare una comunicazione critica, efficace e costruttuiva).

 

Output e strumenti: lontane dal costituire un metodo rigido e statico le tecniche qui delineate vanno intese come una cassetta degli attrezzi per costruire di volta in volta il processo più adatto in base alle caratteristiche del progetto e possono essere usate iterativamente per approfondire aspetti che ci erano sfuggiti nel corso di una fase e generare ulteriori insights e soluzioni. Applicato in questo modo il processo di design thinking può portare a soluzioni innovative senza perdere di vista sostenibilità ed efficacia. Gli strumenti utilizzati sono le varie tecniche sopra indicate relative alle varie fasi caratterizzanti il design thinking. L’output di questa tappa è una definizione dettagliata del prodotto o servizio che si intende offrire ai segmenti di clientela individuati.

 

 

Altre strategie per testare e creare alternative al proprio prodotto/servizio, sono:

 

  • Pretotyping: “pretotipare” è uno strumento per valutare le reazioni del mercato nei fatti, realizzando per il mercato qualcosa che permetta di capire le sue reazioni reali. A differenza di un “prototipo”, che può implicare un costo elevato di produzione e di realizzazione a fronte di uno standard di qualità non elevato, un “pretotipo” è un’escamotage (pratico, non teorico, che permette di passare dal mondo delle idee a quello dei fatti) che permette non tanto di capire “se la cosa funziona”, ma “se la cosa è la cosa giusta”, ovvero se essa può avere mercato.
  • Morphological box: è uno strumento che permette di risolvere problemi legati a un servizio o migliorare un prodotto. Tale strumento si basa sull’individuazione degli attributi problematici del prodotto o servizio offerto in oggetto, sull’individuazione di un numero di alternative ad essi, dunque sulla creazione di un nuovo servizio o prodotto (o meglio di più prodotti o servizi) dato dalla scelta (o randomizzazione) tra le varie alternative di attributi. Per ultimo, valutare se i nuovi prodotti o servizi possano risolvere il problema emerso in precedenza.