11,6 trilioni di dollari: perché l’empowerment femminile è una leva per l’innovazione sociale
Se nei Paesi del G20 le donne avessero le stesse opportunità lavorative e retributive degli uomini, l’economia globale potrebbe crescere fino a 11,6 trilioni di dollari. Una cifra che equivale a circa il 12% del PIL complessivo delle principali economie mondiali.
Non è solo un numero. È la dimostrazione concreta che l’uguaglianza di genere non è un tema “di settore”, ma una questione strutturale che riguarda competitività, innovazione e resilienza economica.
Questi dati emergono dall’Observatory on Women’s Empowerment 2025, pubblicato dal TEHA Group – The European House Ambrosetti, think tank internazionale che analizza le grandi trasformazioni economiche e sociali globali.
Il costo invisibile delle disuguaglianze
Nonostante i progressi registrati negli ultimi anni, persistono ostacoli strutturali importanti:
- il gender pay gap, che emerge già nelle prime fasi della carriera;
- la sottorappresentazione delle donne nei ruoli decisionali;
- la difficoltà di accesso a risorse economiche e opportunità imprenditoriali;
- la distribuzione diseguale del lavoro di cura;
- una maggiore vulnerabilità economica nelle fasi più avanzate della vita.
Secondo il report, l’empowerment femminile è una delle leve più efficaci per affrontare crisi demografiche, carenza di competenze e trasformazioni del mercato del lavoro.
Quando le donne hanno pieno accesso a istruzione, lavoro e risorse, aumentano innovazione, produttività e stabilità sociale.
Gen Z, lavoro flessibile e nuove aspettative
Il report evidenzia anche un cambiamento generazionale in corso. Le giovani donne entrano nel mercato del lavoro con livelli di istruzione più elevati e una forte attenzione a sostenibilità, inclusione e senso del lavoro.
Allo stesso tempo, devono affrontare maggiore precarietà professionale, instabilità economica e pressioni sociali amplificate dal contesto digitale.
La trasformazione tecnologica e il lavoro flessibile possono rappresentare un’opportunità, ma solo se accompagnati da politiche strutturali e modelli organizzativi più equi.
Per monitorare questi fenomeni, il TEHA Group ha sviluppato strumenti come il Women’s Empowerment Progress Index e l’EU SheWorks Index, che analizzano accesso al lavoro, qualità della vita, rappresentanza e accesso alle risorse.
Dati e sistemi: ma come si cambia davvero?
Se l’Observatory on Women’s Empowerment mostra perché l’uguaglianza di genere è fondamentale per lo sviluppo economico e sociale, resta una domanda chiave:
come si traduce tutto questo nella pratica quotidiana delle organizzazioni?
Una possibile risposta arriva dal Sublime Toolkit: Leading through a feminist lens, sviluppato dall’Impact Hub Network insieme a Impact Hub Athens, nell’ambito del progetto europeo SUBLIME finanziato dall’Unione Europea.
Leadership femminista: non una questione di genere, ma di approccio
Il toolkit propone un modello di leadership femminista che non riguarda il genere di chi guida, ma il modo in cui si esercita il potere.
Il femminismo viene descritto come un impegno per superare sistemi di disuguaglianza e gerarchie tradizionali, promuovendo inclusione, collaborazione e giustizia sociale.
La leadership femminista si distingue perché:
- è relazionale, non individualistica;
- è valoriale, non centrata sul controllo del potere;
- è inclusiva, non elitaria;
- è trasformativa, non solo gestionale.
I principi per costruire organizzazioni più inclusive
Il toolkit individua dieci principi pratici per aiutare organizzazioni e team a ripensare la propria cultura interna. Tra i più rilevanti:
1. Consapevolezza di sé
Riconoscere limiti, bias e privilegi come punto di partenza per una leadership autentica.
2. Cura di sé e degli altri
Contrastare il burnout e creare ambienti di lavoro sostenibili nel lungo periodo.
3. Condivisione del potere
Distribuire responsabilità e decisioni, favorendo partecipazione e governance collaborativa.
4. Inclusione e contrasto ai bias
Interrogarsi sulle dinamiche di esclusione e costruire spazi realmente accessibili.
Il toolkit non resta teorico: propone esercizi, attività e strumenti concreti per facilitare il cambiamento culturale all’interno delle organizzazioni.
Perché questi temi parlano all’ecosistema dell’innovazione sociale
L’Observatory on Women’s Empowerment ci mostra, attraverso i dati, che l’uguaglianza di genere è una leva strategica per sviluppo e resilienza.
Il Sublime Toolkit ci ricorda che il cambiamento sistemico passa anche – e soprattutto – dai modelli di leadership e dalle culture organizzative.
Per chi lavora nell’innovazione sociale, questi due approcci sono profondamente connessi: non si può generare impatto senza mettere al centro inclusione, collaborazione e responsabilità condivisa.
Uno spunto per la community
Come possiamo integrare questi principi nei nostri progetti, nei nostri team e nelle nostre organizzazioni?
Il cambiamento non nasce solo dalle politiche macro, ma dalle scelte quotidiane:
creare spazi di ascolto, condividere il potere decisionale, valorizzare prospettive diverse, mettere il benessere al centro dei processi di lavoro.
Se vuoi approfondire questi temi o confrontarti su nuovi modelli di leadership e innovazione sociale, Impact Hub Trento continua a promuovere momenti di formazione, networking e co-creazione aperti alla community.
In particolare, ti segnaliamo i tre workshop di The Conflict Lab, che esplorano il conflitto come spazio di apprendimento, trasformazione e costruzione di relazioni più consapevoli. I workshop offrono strumenti pratici per affrontare tensioni e differenze in modo costruttivo, rafforzando competenze fondamentali per una leadership collaborativa e inclusiva, in linea con i principi evidenziati dai due report.
Perché l’innovazione più potente è quella che parte dalle persone.