Per molto tempo il commuting è stato percepito come una componente inevitabile del lavoro. Un’abitudine quotidiana, quasi neutra, che difficilmente veniva messa in discussione. Ma nel 2026 qualcosa è cambiato.
Negli ultimi mesi, le tensioni geopolitiche — in particolare in Medio Oriente — hanno riportato il petrolio al centro degli equilibri economici globali. Il rischio di interruzioni nelle forniture e l’instabilità delle rotte energetiche hanno spinto verso l’alto il prezzo del greggio, con effetti diretti e immediati sui carburanti. Anche in Italia, questo si è tradotto in aumenti rapidi alla pompa e in una maggiore volatilità dei prezzi.
Il risultato è che il costo della mobilità — tra carburante, tempo e stress — è diventato troppo evidente per essere ignorato.
Ogni mattina, migliaia di persone percorrono decine di chilometri per raggiungere l’ufficio. Non è solo una routine: è una scelta che comporta costi concreti, anche se distribuiti e quindi meno visibili.
Il commuting non è gratis
Prendiamo una situazione tipica: circa 40 chilometri al giorno tra andata e ritorno, per circa 220 giorni lavorativi all’anno. Con i prezzi attuali, tra 1,7 e 1,8 euro al litro per la benzina e oltre i 2 euro per il diesel, il costo del carburante si avvicina facilmente ai 900–1.000 euro annui.
Questo vale sia per la benzina sia, sorprendentemente, per il diesel. Nonostante il consumo inferiore, il prezzo più alto del gasolio ha ridotto quasi completamente il vantaggio economico che per anni lo aveva reso la scelta preferita per chi percorreva lunghe distanze.
Ma il carburante è solo una parte della storia. Se si considerano manutenzione, usura del veicolo e altri costi indiretti, la spesa reale può salire fino a diverse migliaia di euro all’anno. Una cifra che spesso passa inosservata proprio perché non arriva tutta insieme.
Il tempo: un costo da non sottovalutare
Nel contesto di Trento e delle sue valli, percorrere 40 chilometri non significa semplicemente coprire una distanza. Significa, nella maggior parte dei casi, trascorrere tra i 45 e i 65 minuti per tratta, spesso di più nelle ore di punta.
Questo vuol dire che una giornata lavorativa include facilmente tra un’ora e mezza e due ore di spostamenti.
Quando si sommano questi tempi su base annuale, il risultato è sorprendente: oltre 250 ore passate in auto. In altre parole, settimane intere sottratte alla propria vita quotidiana.
Se quel tempo avesse un valore economico — anche solo indicativo — il costo del commuting crescerebbe drasticamente. Ma anche senza monetizzarlo, resta il fatto che si tratta di tempo sottratto ad altre attività: lavoro, famiglia, riposo.
Lavorare più vicino cambia tutto
Negli ultimi anni si sono diffuse alternative che permettono di ripensare questa dinamica. Non si tratta solo di lavorare da casa, che non sempre è la soluzione ideale, ma anche di utilizzare spazi professionali distribuiti sul territorio.
Un esempio, per chi vive in Trentino, è Impact Hub Trento in Via Sanseverino, a pochi minuti dall’uscita autostradale Trento Sud. Ma non è un caso isolato: oggi esiste una vera e propria rete di spazi distribuiti sul territorio che permette di avvicinare il lavoro alle persone, invece del contrario.
Tra questi ci sono anche i nostri hub Novella CLHUB in Val di Non, CLHUB Palazzo Benvenuti nel centro storico, il nuovo Impact Hub Trento – Corallo.
Questi spazi non sono semplicemente luoghi alternativi dove lavorare. Sono infrastrutture che ridisegnano la geografia quotidiana del lavoro, permettendo di ridurre drasticamente gli spostamenti.
Ridurre il tragitto da decine di chilometri a pochi minuti ha un effetto immediato. Il costo del carburante diminuisce, l’auto viene utilizzata meno e il tempo guadagnato diventa tangibile.
Ma soprattutto cambia la qualità della giornata: meno compressa, meno frammentata, più gestibile.
Quanto ti costa davvero andare a lavoro?
Per rendere tutto questo più concreto, vale la pena fare un semplice calcolo.
Costo annuo carburante = (km giornalieri ÷ 100) × consumo × prezzo × giorni lavorativiApplicando questa formula a un caso tipico:
40 ÷ 100 × 6 × 1,75 × 220 = 924 €E per il diesel:
40 ÷ 100 × 5 × 2,05 × 220 = 902 €Inserire i propri dati permette di ottenere una stima personalizzata. Spesso il risultato è più alto di quanto si immagini, proprio perché il costo è distribuito nel tempo e quindi meno percepito.
Ripensare il commuting
Non è necessario eliminare completamente il commuting per cambiare le cose. Anche ridurlo di uno o due giorni a settimana può avere un impatto concreto, sia in termini economici sia in termini di tempo recuperato. Nel corso di un anno, questo si traduce facilmente in centinaia di euro risparmiati e in decine, se non centinaia, di ore restituite alla propria vita.
Ed è proprio da qui che sta emergendo un cambiamento più ampio. Sempre più aziende iniziano a riconoscere il commuting come un fattore che incide su produttività, benessere e sostenibilità organizzativa. Ridurre gli spostamenti non è più solo una preferenza individuale, ma una leva strategica.
In questo contesto, lavorare vicino casa — attraverso soluzioni flessibili come coworking o modelli ibridi — smette di essere un compromesso e diventa una scelta razionale. Non si tratta di lavorare meno o diversamente, ma di lavorare in modo più efficiente, riducendo una delle principali fonti di costo e dispersione di tempo.
Nel 2026, il commuting non è più un dettaglio della giornata lavorativa, ma una componente centrale dell’equilibrio tra lavoro e vita. E sempre più spesso, la soluzione non passa da grandi rivoluzioni, ma da un cambiamento semplice: accorciare la distanza tra casa e lavoro.